IMPATTO AMBIENTALE

La produzione di energia idroelettrica non provoca emissioni gassose o liquide che

possano inquinare l'aria o l'acqua. Gli impianti mini-idroelettrici in molti casi, con la

sistemazione idraulica che viene eseguita per la loro realizzazione, portano invece

notevoli benefici al corso d'acqua (in particolare la regolazione e regimazione delle

piene sui corpi idrici a regime torrentizio, specie in aree montane ove esista degrado e

dissesto del suolo e, quindi, possono contribuire efficacemente alla difesa e

salvaguardia del territorio). I grandi impianti idroelettrici a bacino possono presentare

qualche problema in più, dal punto di vista dell'inserimento ambientale, e necessitano

quindi di opportune valutazioni di impatto ambientale, tese a garantire l'assenza di

interferenze con l'ambiente naturale. Se si realizza una diga per un impianto a bacino

si hanno le seguenti conseguenze: a monte dello sbarramento si forma un invaso, e si

trasforma, quindi, un ambiente di acque correnti (acque lotiche) in un ambiente di

acque ferme (acque lentiche), con un tempo di ricambio delle acque più lungo e con

possibili ricadute sull'ecosistema. A valle dello sbarramento, fino al punto in cui viene

rilasciata l'acqua utilizzata dalla centrale, il corso d'acqua potrebbe andare in secca per

alcuni periodi se non viene garantito un rilascio continuo affinchè il fiume abbia,

anche in quel tratto, una portata minima adeguata; la portata minima (da garantire per

legge) che garantisce all'ecosistema fluviale il naturale svolgimento di tutti i processi

biologici e fisici viene denominata "Deflusso minimo vitale ". L'impiego tecnico di

un criterio di progetto basato su tale parametro non è facile, in quanto lo stesso può

essere valutato sulla base di due diversi punti di vista: quello idrologico e quello

basato sugli equilibri biologici ( microhabitat ) del corpo idrico in esame. Fra i due

esiste una notevole diversità. In ogni caso la stima del DMV è assai delicata ed il

parametro va impiegato con notevole cautela.

Tutti questi aspetti devono essere presi in considerazione durante lo studio

dell'impianto a bacino. Per questi motivi vengono fatte delle opportune scelte in fase

progettuale e vengono prese delle opportune precauzioni per evitare qualsiasi danno

all'ecosistema.

L' inquinamento acustico proveniente da una centrale dipende prevalentemente dalle

turbine e dagli eventuali meccanismi di moltiplicazione dei giri. Attualmente il rumore

può essere ridotto fino a 70 dB (A) all'interno della centrale, e fino a livelli

praticamente impercettibili all'esterno. Ad esempio l'impianto di Fiskbey 1 a

Norrkoping, in Svezia, fa registrare una rumorosità interna a pieno carico di 80 dB (A)

e di 40 dB (A) all'esterno a 100 m di distanza, valore ampiamente accettabile. La

rumorosità è quindi una questione facilmente risolvibile.

Inquinamento estetico. La pubblica opinione è riluttante ad accettare l'installazione di

impianti che modifichino le caratteristiche visuali dei siti, in particolar modo se si

tratta di impianti idroelettrici d'alta quota od inseriti in un centro urbano. Per quanto

riguarda i grossi impianti a bacino, qui l'impatto visivo è evidente e difficilmente

mascherabile, in questo caso è necessaria una attenta valutazione dell'impatto

dell'impianto sul territorio; ed in questo caso si deve anche valutare una possibile

valorizzazione estetica che può essere data a questi impianti, rappresentativa

comunque di un modo pulito di fare energia. Ognuno degli elementi di un impianto

(opere di presa, sbarramento, centrale, opere di restituzione, sottostazione elettrica)

può determinare un cambiamento nell'impatto visuale del sito. Per diminuire l'impatto

si possono mascherare alcuni di questi elementi mediante la vegetazione, usare colori

che meglio si integrino con quelli del paesaggio ed eventualmente costruire nel

sottosuolo una parte degli impianti (ad esempio la centrale).

Il rapporto con gli ecosistemi è un aspetto fondamentale da tenere presente nella

progettazione di un impianto idroelettrico; esistono due aspetti che sono strettamente

collegati con il prelievo di acque superficiali e che possono generare impatti di due

diversi ordini:

a) impatto relativo alla variazione (diminuzione) della quantità dell'acqua, con

possibili conseguenze conflittuali per gli utilizzatori ed effetti sulla fauna acquatica;

b) impatto relativo alla variazione di qualità dell'acqua in conseguenza di variazioni di

quantità ed anche in conseguenza di possibili modificazioni della vegetazione ripuaria.

La diminuzione della portata di acqua non deve quindi essere eccessiva e deve essere

rispettato il valore del deflusso minimo vitale (DMV), altrimenti si possono recare

danni alla deposizione, incubazione, la crescita ed il transito dei pesci; per quanto

riguarda quest'ultimo aspetto si deve prendere in considerazione il movimento dei

pesci che risalgono la corrente e quelli che la discendono, realizzando gli opportuni

passaggi e installare le opportune reti che evitino che i pesci entrino nelle opere di

presa e che passino nella turbina (alcuni tipi di turbine possono essere causa di

mortalità della fauna ittica).

La generazione di energia elettrica per via idroelettrica presenta l'indiscutibile

vantaggio ambientale di non immettere nell'ecosfera sostanze inquinanti, polveri,

calore, come invece accade nel caso dei metodi tradizionali di generazione per via

termoelettrica. In particolare si riducono le emissioni di anidride carbonica (CO2) di

670 g per ogni kWh di energia prodotta. A parità di energia prodotta, una centrale

idroelettrica che genera 6 GWh permette di ridurre l'emissione di anidride carbonica di

4.000 t/anno rispetto ad una centrale a carbone. Per una generazione di 1.900

GWh/anno, quale quella che si realizzerebbe sviluppando il potenziale prima detto, si

avrebbe una riduzione di 1,27 Mt/anno di diossido di carbonio e 3.800 t di ossidi di

azoto oltre a 535 t di particolati vari.

Altri benefici sono, come per le altre rinnovabili, la minore dipendenza dalle fonti

energetiche estere, la diversificazione delle fonti e la riorganizzazione a livello

regionale della produzione di energie.